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21 novembre 2018Silvia Pagliuca

Alpine Expert Days, tecnologia e innovazione per contrastare i pericoli naturali

Ogni euro investito in prevenzione ne fa risparmiare nove di danni. E in una piattaforma online insieme aziende, ricerca e esperti del settore

Erano le 18 del 9 agosto 1921 quando in poco meno di mezzora il torrente Tinne, affluente del fiume Isarco, rovesciò nel comune altoatesino di Chiusa oltre 3 milioni di metri cubi di fango, legno e detriti. Gli edifici della città vecchia furono sommersi fino al primo piano, l’acqua rimase per le strade fino all’autunno inoltrato. Un disastro che Chiusa non avrebbe mai dimenticato. Da allora, sono passati quasi cento anni e l’Alto Adige è ancora uno dei territori più esposti ai pericoli della natura. Una regione in cui l’uomo ha dovuto imparare a sviluppare competenze specifiche per poter convivere in sicurezza con l’ambiente che lo circonda. È d’esempio la piattaforma Apine.Expert sviluppata dall’Ecosystem Sports & Alpine Safety di IDM Südtirol - Alto Adige con l’obiettivo di creare una rete strategica tra gli operatori dell’Alpine Technology. Operatori che gli scorsi 13 e 14 novembre si sono riuniti al NOI Techpark di Bolzano per partecipare agli Alpine Expert Days: due giorni di approfondimento sulla gestione dei pericoli naturali con annessa escursione a Chiusa, comune simbolo delle sfide ambientali.

«Centinaia di esperti, tra tecnici, scienziati e amministratori pubblici, si sono confrontati per capire come rispondere alle sfide del futuro»

«Gli Alpine Expert Days sono stati organizzati in occasione del decimo anniversario della pianificazione delle zone di pericolo in Alto Adige, un sistema che negli anni ha dimostrato tutta la sua utilità nel gestire il dissesto idrogeologico. Centinaia di esperti, tra tecnici, scienziati e amministratori pubblici, si sono confrontati per capire come rispondere alle sfide del futuro, anche grazie alle possibilità offerte dalle nuove tecnologie» dichiara Sebastian Mayrgündter, coordinatore dell’Ecosystem Sports & Alpine Safety di IDM. 

«Ogni euro investito in prevenzione consente di risparmiarne nove nella riparazione dei danni»

Prevenire, infatti, è meglio che curare, anche in questo campo: ogni euro investito in prevenzione consente di risparmiarne nove nella riparazione dei danni. Ed è l’attualità, più di ogni altra cosa, a ricordare quanto importante sia rispettare tale proporzione, specie in l’Alto Adige, territorio da sempre esposto a pericoli naturali, dalle valanghe alle inondazioni fino alla caduta massi. Da secoli, infatti, nell’intero arco alpino, si lavora per proteggere gli spazi abitati e le infrastrutture, sempre più sviluppate. Basti pensare che a oggi nell’intera provincia si contano 530 mila abitanti, a cui ogni anno si aggiungono più di sette milioni di visitatori con almeno 40 mila veicoli in transito al giorno. «In questo contesto, è fondamentale pensare a una protezione sostenibile dai pericoli naturali. Nella relazione tra uomo, montagna e tecnologia, è necessario sviluppare nuove soluzioni e reagire ai cambiamenti, in primis a quelli climatici. Da qui l’importanza della collaborazione tra diversi soggetti affinché mettano in comune il loro know-how per sviluppare soluzioni innovative» conferma Mayrgündter.

(foto: Marion Lafogler)

Così, dai tavoli di lavoro degli Alpine Expert Days sono emerse diverse indicazioni per il futuro. Una delle più importanti riguarda la comunicazione: è necessario coinvolgere di più la società, a partire dai volontari dei Vigili del Fuoco che sono i primi ad accorrere in situazioni di pericolo, rendendo più informati e consapevoli i cittadini, responsabilizzandoli affinché sappiano come comportarsi in caso di pericolo e come convivere con un’ambiente così particolare. Non a caso, la seconda giornata degli Alpine Expert Days si è svolta a Chiusa, comune da sempre esposto a due grandi rischi: le inondazioni e la caduta massi. «Il ricordo più drammatico per la nostra comunità è quello del 1921, quando la città vecchia venne completamente sommersa di fango e detriti e l’acqua rimase alta per tutto l’inverno, tanto che i bambini furono costretti ad andare a scuola con delle barchette» racconta il sindaco Maria Gasser Fink. Da allora, l’Isarco non ha mai smesso di far sentire la sua impetuosità, ma grazie un’accurata pianificazione delle zone di pericolo e alla costruzione di particolari pareti mobili per la protezione delle inondazioni – realizzate con la collaborazione dello studio in.ge.na -, la situazione viene tenuta sotto controllo. Qui, l’amministrazione comunale ha investito 2,5 milioni di euro per monitorare e mettere in sicurezza le zone a rischio frane o scivolamento. Misure a cui si affiancano i lavori per l’istallazione delle reti paramassi, delle barriere anti inondazione e delle strutture paravalanghe.

«La comunicazione, affiancata a una efficace pianificazione delle zone di pericolo, è alla base di tutte le misure di protezione»

«Uno dei compiti principali dei comuni in Alto Adige è la gestione dei pericoli naturali. Come sindaco avverto una grandissima responsabilità: quando arriva un’alluvione, la paura tende a prendere il sopravvento. Si respira finanche un’aria diversa, più acre e pungente. È come se il fango arrivasse dritto nei polmoni. Ed è fondamentale che in questo contesto i cittadini sappiano che non sono soli, che siamo pronti a ogni evenienza. Per questo – spiega la sindaca - ho deciso di coinvolgerli con assemblee pubbliche e colloqui individuali. Sono convinta, infatti, che la comunicazione, affiancata a una efficace pianificazione delle zone di pericolo, sia alla base di tutte le misure di protezione. I miei concittadini, sentendosi sicuri, agiscono in maniera meno avventata». E fa parte di questa strategia anche il coordinamento con la protezione civile a cui è stato indicato in quali abitazioni risiedono persone anziane o impossibilitate a muoversi in maniera autonoma, così che in caso di evacuazione possano essere immediatamente tratte in salvo. 

«Abbiamo sviluppato un drone ad ala rotante su cui si applica un sensore multispettrale attraverso il quale acquisiamo dati del territorio»

Una macchina rodata, dunque, a cui le nuove tecnologie possono dare un aiuto eccezionale, come emerso durante la due giorni. È il caso di Wequi, il metodo per la valutazione degli ecosistemi fluviali sviluppato da Maccaferri Innovation Center con la startup MAVTech, Naturstudio e Libera Università di Bolzano nell’ambito del progetto FESR Wequal. «Con Wequi vogliamo cambiare il modo di progettare, orientando le scelte dei progettisti in funzione di una maggiore sicurezza e di una più efficace tutela ambientale. Il nostro metodo - spiega Nadia Zorzi del Maccaferri Innovation Center - consente di valutare la qualità ecomorfologica di un corso d’acqua, dando informazioni sia sul suo stato attuale che sulla sua condizione futura, orientando gli interventi sulla base di un’analisi previsionale». Il sistema si avvale, tra le altre strumentazioni, anche dei sensori ad alta tecnologia montati sui droni di MAVTech, startup incubata al NOI Techpark di Bolzano: «Abbiamo sviluppato un drone ad ala rotante su cui si applica un sensore multispettrale attraverso il quale acquisiamo dati del territorio con informazioni ad alta risoluzione spaziale e temporale – chiarisce Gianluca Ristorto, co-fonunder della startup. - Si ottengono così delle ortofoto multispettrali, immagini composite e indici vegetativi che possono essere integrati con altri modelli digitali del terreno per valutare la qualità ambientale dell’area fluviale». Una sorta di lente di ingrandimento alla massima potenza, dunque. 

Sentinel Alpine Observatory: l’osservatorio di Eurac per monitorare le dinamiche ambientali nelle Alpi

Ma l’Alto Adige è terra di innovazione a tutto tondo e allora ecco il progetto sviluppato da uno dei centri di ricerca più importanti del territorio: Eurac Research. Suo è il Sentinel Alpine Observatory, l’osservatorio con cui si studiano i dati satellitari e in particolare i dati del Programma Copernicus dell’Agenzia Spaziale Europea per monitorare le dinamiche ambientali nelle Alpi. Dall’evoluzione della superfice nevosa all’umidità del suolo, dagli indici di vegetazione alle mappe dei cambiamenti forestali: tutti i dati rilevati dalla “sentinella delle Alpi” sono consultabili attraverso una piattaforma web e possono esser utilizzati per effettuare analisi personalizzate utilizzando servizi di cloud computing. La startup Yetitmoves, invece, ha sviluppato Displayce, sistema basato sull’Internet of Things con cui monitorare aree e strutture critiche soggette a dissesto idrogeologico. Utilizzando reti di ricevitori GPS/GNSS, modem per la trasmissione e software per l’analisi dei dati – con un costo molto più basso rispetto ai sistemi tradizionali – è possibile valutare anche i più piccoli spostamenti superficiali lenti del terreno, con ampiezze millimetriche e con risultati estremamente affidabili, visionabili in tempo reale in modo da generare allerte immediate via email. Un sistema completo, dunque, che grazie al costante sviluppo di nuove conoscenze, assicura una gestione moderna ed efficace dei pericoli naturali, d’esempio anche per molti altri territori.

Scheda

La piattaforma Alpine.Expert

Alpine.Expert è una piattaforma dedicata alle imprese altoatesine, agli istituti di ricerca e agli esperti in ambito alpino. La piattaforma è gestita dall’Ecosystem Sports & Alpine Safety di IDM Südtirol - Alto Adige
L’obiettivo dell’Ecosystem è creare una rete strategica tra gli operatori dell’Alpine Technology, una delle aree di eccellenza dell’Alto Adige. Alpine.expert rientra nel progetto innoalptec (FESR1060) finanziato dall'Unione Europea e dal Fondo europeo di sviluppo regionale. Riunisce istituzioni, imprese e startup per favorire la nascita di soluzioni e prodotti innovativi, organizzando convegni, escursioni e tavole rotonde. Per sviluppare nuove tecnologie per la sicurezza alpina, gli esperti hanno a disposizione i laboratori e gli istituti di ricerca del NOI Techpark, in particolare: l’Accelerated Life Testing Lab, il Makerspace, il Free software lab e il terraXcube. Gli Alpine Expert Days 2018 sono stati organizzati dall’Ecosystem Sports & Alpine Safety con l’Agenzia per la Protezione civile, l’Ufficio geologia e prove materiali e dalla Ripartizione natura, paesaggio e sviluppo del territorio e dalla Ripartizione Foreste della Provincia Autonoma di Bolzano e con il sostegno di sindaci e il patrocinio dell’Ordine degli ingegneri, del Collegio dei geometri, dell’Ordine degli agronomi e forestali, dell’Ordine degli architetti. L’evento è stato patrocinato dalla Libera Università di Bolzano e dall’Eurac.