Green

9 gennaio 2019Silvia Pagliuca

Da biomassa e aziende l’energia pulita che riscalda l’Alto Adige

Oltre mille chilometri di tubi e 82 impianti di teleriscaldamento per la «green region». Due terzi del fabbisogno energetico prodotto da fonti rinnovabili. A breve ampliamento a Merano

L’Alto Adige è la green region d’Italia: un luogo in cui il 67% del fabbisogno energetico provinciale è generato da fonti rinnovabili, con l’obiettivo di raggiungere il 75% entro il 2020. Un impegno a cui concorre in maniera terminante il teleriscaldamento, riconosciuto come il sistema più ecologico per fornire riscaldamento e acqua calda agli utenti, da potenziare nei prossimi anni. Sta infatti per essere ampliata a Merano la rete di teleriscaldamento di Alperia – il principale provider energetico dell’Alto Adige – a partire dal Kurhaus, il simbolo della città sul Passirio che sarà allacciato alla rete e approvvigionato con energia termica ecocompatibile. Il beneficio in termini energetici e ambientali derivante dall’utilizzo di un simile sistema sta, anzitutto, nel fatto che l’energia viene prodotta in impianti alimentati a fonti rinnovabili, sostanzialmente a biomassa. E il legno utilizzato proviene dalla regione, incentivando così anche la cura delle risorse boschive locali. Proprio a Merano, infatti, Alperia sta costruendo un nuovo impianto di teleriscaldamento a biomassa che fornirà calore in modo ancora più sostenibile e affidabile. Con la nuova centrale a biomassa, che dovrebbe entrare in funzione dall’aprile del 2020 per sei mesi l’anno, secondo quanto stimato dall’amministrazione si dovrebbero risparmiare 3 milioni di metri cubi di gas metano e circa 5800 tonnellate di anidride carbonica all’anno. Il tutto, con Iva al 10% per gli utenti.

Ma nel teleriscaldamento possono essere utilizzati anche il calore di scarto proveniente da processi industriali e, come nel caso di Bolzano, il calore proveniente dal termovalorizzatore dei residui urbani della città. E non solo si riduce la quantità di CO2 messa in circolazione, ma si limita anche la pericolosità delle piccole caldaie a gasolio che vengono sostituite da impianti centralizzati soggetti a controlli periodici e a limitazioni molto restrittive. Dalla centrale di produzione, infatti, il calore arriva direttamente nelle case dei clienti attraverso una rete sotterranea che genera ogni anno un risparmio sulle emissioni di CO2 di diverse migliaia di tonnellate. Nel caso di Merano e Lagundo, Alperia Ecoplus, che gestisce gli impianti di teleriscaldamento di Alperia, fornisce calore sostenibile tramite l’esistente rete di teleriscaldamento a più di 5.500 famiglie e a circa 500 ulteriori utenze tra aziende, scuole e uffici. Si tratta di impianti che producono contemporaneamente calore ed energia elettrica, garantendo così un’elevata efficienza.

Ma quanto è ampio in totale il teleriscaldamento altoatesino? Come confermato dall’Ufficio Risparmio energetico della Provincia secondo gli ultimi dati disponibili del 2017, il teleriscaldamento corre per più di mille chilometri con 82 impianti attivi. L’energia prodotta e immessa nelle reti è pari a oltre 1.250 GWh, di cui quasi il 75% prodotti a partire da fonti rinnovabili. Alle reti, al momento, sono allacciate oltre 19.000 sottostazioni: si tratta di punti di interfaccia tra la rete di teleriscaldamento e gli impianti degli edifici. Ogni sottostazione può servire una casa unifamiliare, un condominio con molteplici alloggi, un’attività commerciale o addirittura un’industria. Come dimostrato dal caso meranese, poi, gli impianti di teleriscaldamento continuano a espandersi. Molti hanno già consolidato la loro presenza sul territorio e crescono allacciando nuove utenze, senza bisogno di aumentare la lunghezza della propria rete. Altri, invece, sono ancora in fase di sviluppo e si espandono per raggiungere nuove zone. A Bolzano, ad esempio, sono stati fatti sostanziosi investimenti per eseguire nuovi allacciamenti e per collegare alla rete anche l’Ospedale. In città, inoltre, è presente una centrale di accumulo in cui viene stoccata l’energia proveniente dal termovalorizzatore e da cui è possibile attingere per far fronte al fabbisogno di calore nei periodi di massima richiesta. Nella torre vengono immagazzinati circa 5.850 m3 d’acqua che può essere riscaldata fino a 95° C. A serbatoio carico può essere immagazzinata e ceduta alla rete di teleriscaldamento una quantità di energia termica pari a 220 MWh.

Il calore cosiddetto ecologico, quindi, può rappresentare un importante investimento sul futuro della provincia (e non solo), contribuendo a limitare le gravissime conseguenze generate dal Climate Change. Effetti da cui non è esente neanche l’Alto Adige: secondo il report sul clima stilato dall’Istituto di ricerca Eurac, la temperatura media annuale in provincia è aumentata di 1,5 °C negli ultimi 60 anni e secondo lo scenario peggiore entro il 2050, nei mesi estivi, potrebbe aumentare di altri 1,5 °C. Tale aumento si ripercuoterebbe anche sulle precipitazioni ed entro il 2100, a 1.500 metri di altezza, potrebbe esserci l'80/90% di neve in meno rispetto a oggi. Non resta quindi che unire le forze per innovare la produzione energetica, scegliendo sempre più la strada della sostenibilità in coerenza con gli obiettivi posti dalla strategia del piano clima Energia Alto Adige 2050. Ovvero arrivare ad avere meno di 1,5 t pro capite l’anno di emissioni di CO2 e coprire il 90% del fabbisogno con energie rinnovabili. Obiettivi che faranno dell’Alto Adige un “Klimaland” riconosciuto.