Ricerca

24 agosto 2018redazione

Smart farming, l'agricoltura del futuro in 330 progetti

Mele, parassiti, allergie: al Centro Laimburg più di 150 persone al lavoro tra colture e nuove tecnologie

L’allergia alle betulle? Si può curare con un prodotto altoatesino doc, la mela. Sfruttando un «errore» del sistema immunitario. Ma le piante e gli alberi vanno difesi da pericolosi parassiti: nel caso del vino, del Pinot Bianco, anche l’altezza vuol dire maggiore qualità. Per non dire dell’importanza dell’acqua, della sua corretta gestione: una risorsa fondamentale che non va sprecata. Tre esempi, un unico comun denominatore: il Centro di Sperimentazione Laimburg e i suoi 11 laboratori, dove lavorano oltre 150 persone. Un lavoro capillare: negli ultimi due anni si sono messi in campo 330 tra progetti di ricerca e di sperimentazione, dalla fruttiviticoltura alle colture integrative (orticole e piccoli frutti) passando dall’agricoltura di montagna per giungere alla trasformazione e alla qualità degli ortofrutticoli e ai prodotti innovativi per tutte le aziende che operano nel settore alimentare. L’intera catena della produzione degli alimenti, dalla coltivazione al prodotto finito, è oggetto di interesse da parte del Centro di Sperimentazione Laimburg. Ma chi decide quale sarà il programma di attività del Centro di Sperimentazione Laimburg? «In qualità di istituzione dedita alla ricerca applicata, il Centro di Sperimentazione Laimburg è particolarmente attento alle problematiche concrete della prassi agricola e degli agricoltori, ai quali si impegna a fornire soluzioni elaborate e risposte adeguate laddove sono richieste», sottolinea il direttore Michael Oberhuber. A tal fine, il programma di attività viene elaborato e definito ogni anno seguendo una procedura impegnativa, in stretto accordo tra mondo della ricerca e mondo agricolo. Il centro Laimburg invita oltre 100 organizzazioni, in rappresentanza del mondo agricolo e della trasformazione degli alimenti operanti in Alto Adige, a presentare le proprie proposte agli operatori della ricerca. Su 100 progetti esterni sottoposti al Comitato Scientifico ben 69 sono stati inseriti nel programma di attività 2018.

Irrigazione adeguata al reale fabbisogno e Smart Farming

Nel tempo del cambiamento climatico e della scarsità della risorsa “acqua“ è necessario adeguare l‘apporto idrico al reale fabbisogno delle piante e alle condizioni della zona di coltivazione. Al Laimburg sono in corso diverse prove di irrigazione. Ad esempio, nell’ambito di un progetto pluriennale si valuta se la subirrigazione possa essere presa in considerazione, in Alto Adige, come una modalità alternativa. Questa tecnica irrigua prevede l’interramento, ad una profondità di circa 30 cm e ad una distanza di 20 – 40 cm dalle file, dei tubi di irrigazione con irrigatori a goccia integrati. Se i risultati della subirrigazione, relativi a parametri quali la disponibilità idrica, sono simili a quelli forniti dalla normale irrigazione a goccia, la nuova modalità di apporto dell‘acqua irrigua presenta anche degli inconvenienti: gli irrigatori si intasano facilmente, in gran numero diventano inefficienti ed una loro riparazione o sostituzione è molto impegnativa. La subirrigazione, inoltre, limita fortemente la possibilità di effettuare lavorazioni meccaniche del terreno. Accanto alla verifica dell’efficienza e allo sviluppo di nuovi sistemi irrigui, il Laimburg si occupa anche dell’applicazione di moderne tecnologie di informazione e di comunicazione in agricoltura. Così è stato progettato un sensore optoelettronico di nuova generazione per la misurazione dell‘accrescimento dei frutti. I dati rilevati con il sensore permettono non solo di emettere un parere in merito alle condizioni generali in pieno campo, ma potranno anche essere impiegati, in futuro, per fornire una stima del calibro dei frutti e della quantità che potrà essere raccolta: informazioni fondamentali per le organizzazioni che si occupano di commercializzare i prodotti. «Se simili tecnologie innovative vengono utilizzate in modo mirato, possono rappresentare un plus-valore assoluto non solo per l’agricoltura, ma anche per tutti i settori ad essa correlati» spiega Walter Guerra, responsabile dell’Istituto di Frutti e Viticoltura. È in corso anche un programma di miglioramento genetico del melo e della fragola. Già oggi, però, ci si chiede quali altre colture potrebbero risultare adatte alla coltivazione nelle condizioni altoatesine. «Il nostro obiettivo consiste nel raccogliere dossier informativi pratico-agronomici su possibili nuove colture quali ad esempio il pero interspecifico, il nocciolo, l’uva da tavola o l’Asimina triloba. Questi documenti vengono messi a disposizione degli agricoltori, che possono così decidere se prendere in considerazione l’ipotesi di passare ad altre colture», afferma Guerra.

La salute delle piante e la difesa da specie invasive di parassiti

«La base delle nostre attività è rappresentata dalla regolazione degli organismi dannosi e quindi dalla garanzia della produzione delle nostre colture», ricorda il responsabile dell’Istituto della Salute delle Piante, Klaus Marschall. L’operatività dell’Istituto copre l’intero percorso dall’individuazione della causa della patologia (diagnostica) alle prove sperimentali in pieno campo. A ciò si aggiungono diversi test effettuati in condizioni controllate, in laboratorio ed in serra. Alla base della gran parte delle attività si trovano richieste provenienti dal mondo agricolo, le cui soluzioni vengono poi trasferite nella prassi. Attualmente l’istituto si occupa, tra il resto, di parassiti invasivi quali Drosophila suzukii o la cimice asiatica (Halyomorpha halys). In quest’ultimo caso, si tratta di un insetto proveniente dal continente asiatico che attacca diverse piante coltivate e non, appartenenti alle drupacee, alle pomacee e ai piccoli frutti. Ad oggi ha provocato, nel Veronese, ingenti danni all’agricoltura. In Alto Adige è in atto un monitoraggio dedicato sin dal 2016, allo scopo di controllarne la diffusione e studiarne il ciclo biologico ed il potenziale di danno per poter elaborare efficaci misure di difesa.

foto VZL

Curare l’allergia alla betulla mangiando mele

Forse nel prossimo futuro potranno esserci buone notizie per le persone che soffrono di allergia ai pollini: nell’ambito del progetto AppleCare Italia-Austria (Interreg V-A), il Centro di Sperimentazione Laimburg e l‘azienda sanitaria dell’Alto Adige collaborano con partner del Tirolo del Nord all’elaborazione di una terapia contro gli effetti dell’allergia alla betulla, che prevede il consumo di mele. «Se il nostro approccio trova riscontro, a questi pazienti potrebbe essere messa a disposizione un’alternativa all’immunoterapia di facile applicabilità, che non necessita di alcuna prescrizione medica e di costo contenuto», questo il commento del responsabile del settore Genomica Applicata e Biologia Molecolare Thomas Letschka, che coordina il progetto. Con le sue mele DOP, l’Alto Adige è uno die più importanti produttori di mele dell’Unione Europea. Per proteggere frutticoltori e consumatori e per garantire la qualità della merce, la “prova” dell’origine dei prodotti è fondamentale. Con il progetto “Analisi isotopica”, il Centro di Sperimentazione Laimburg, Eco-Research e la Libera Università di Bolzano sviluppano una tecnica che permette di provare l‘origine geografica di un prodotto agricolo. Il procedimento si basa sul rapporto isotopico dell‘elemento naturale stronzio (Sr). «Attualmente siamo in grado, con questa tecnica, di distinguere mele prodotte in Val Venosta da mele prodotte nella Bassa Atesina - chiarisce il responsabile dell’Istituto di Chimica Agraria e Qualità Alimentare, Aldo Matteazzi –. Siamo comunque in procinto di estendere le nostre ricerche anche ad altri comprensori italiani e mondiali. In definitiva vogliamo mettere a disposizione del mercato un metodo affidabile che garantisca la provenienza geografica delle mele e di qualunque altro prodotto agricolo”.

Le vecchie varietà di cereali non sono a rischio soltanto qui. Le varietà locali, tradizionali, che si sono adeguate alle condizioni di coltivazione della loro regione di origine, rappresentano un’eredità “viva” naturale e culturale. In Alto Adige sono già 81 le vecchie varietà non più coltivate. Per salvare questo materiale di grande valore, il Laimburg si è impegnato a fondo e già nel 1993 ha dato inizio alla raccolta sistematica delle varietà locali. Per quanto riguarda i cereali, fino al 2016 è stata assicurata la sopravvivenza a 147 varietà locali altoatesine. Per ciascuna di esse sono state raccolte ed inserite in una banca-dati le informazioni più importanti riguardanti la loro origine, l‘utilizzo tradizionale ed eventuali fotografie. Per garantire il più a lungo possibile la germinabilità è necessario cha la conservazione della semente avvenga in modo appropriato. Negli ultimi anni, il Centro di Sperimentazione ha descritto dal punto di vista agronomico e qualitativo varietà locali di segale, farro e grano saraceno, al fine di definire i parametri per un loro rinnovato utilizzo.

«I danni che insorgono sui frutti durante la conservazione ne riducono fortemente la qualità e contribuiscono ad innervosire il consumatore che li individua solo al momento di consumare la frutta», afferma Angelo Zanella, esperto in tecniche di conservazione e responsabile dell’Istituto di Agricoltura Montana e Tecnologie Alimentari. Ecco allora che diventa importante sviluppare tecnologie che consentano di prevedere la qualità dei frutti già durante la conservazione, per contrastare la comparsa di danni in questa fase. Con il progetto MONALISA, il Laimburg in collaborazione con Eurac Research, con la Libera Università di Bolzano e con altre istituzioni europee ha sviluppato metodi innovativi e non distruttivi per la valutazione e la previsione della qualità delle mele, tenendo ben presente il loro potenziale di utilizzo nella pratica.