Opportunità

6 giugno 2018Silvia Pagliuca

Bilinguismo, ambiente, economia verticale: Canada partner privilegiato per l'export

Grandi affinità con l’Alto Adige per una terra che sta investendo in innovazione, robotica e energie rinnovabili

Quasi ottomila chilometri separano l’Alto Adige dal Canada, eppure la piccola provincia del nord Italia e il secondo Paese al mondo per superfice, sono più vicini di quanto sembri. A unirli, un’economia verticale fiorente che, anche grazie all’introduzione del Comprehensive Economic and Trade Agreement (CETA), il trattato di libero scambio siglato con l’Unione Europea, offrirà opportunità sempre maggiori. Con un Pil pro capite che nel 2018 dovrebbe raggiungere i 48 mila dollari USA, esportazioni attese a quota 457,4 miliardi e importazioni da 467,6 miliardi, il Canada è una delle economie avanzate con la crescita più stabile e consolidata. Le imprese altoatesine, però, vi esportano appena lo 0,5% dei loro prodotti e i margini di miglioramento sono, di conseguenza, potenzialmente enormi. Per questo, IDM Alto Adige ha organizzato una giornata di consulenza aperta a tutti gli interessati a cui hanno preso parte Stefan Rizor, senior partner di Osborne Clarke Germania, Matteo Picariello, direttore della sede canadese dell’ICE-Agenzia per la promozione all’estero e l’internazionalizzazione delle imprese italiane e Daniel Raffl, area manager di TechnoAlpin, realtà che da oltre 15 anni commercia con il Canada.

«Le aziende altoatesine tendono a preferire le esportazioni verso Paesi che ritengono più simili per cultura e lingua, ma le affinità con il Canada sono numerose. Anzitutto, è un territorio bilingue, con una cultura molto aperta e accogliente e un mindset perfettamente in linea con il carattere altoatesino. Inoltre, anche il Canada sta investendo in innovazione e in energia e amando da sempre il made in Italy, è molto interessato a prodotti dal forte carattere regionale specie nell’agroalimentare. Le potenzialità per le nostre mele, i nostri vini e i nostri formaggi sono concrete e importanti» - commenta Bettina Schmid, direttrice del dipartimento Sales di IDM.

Nel 2017, l’Alto Adige ha esportato in Canada prodotti per circa 25 milioni di euro, concentrandosi soprattutto su mezzi di trasporto e componentistica, macchinari e apparecchiature meccaniche, alimentari e bevande, seguiti in misura molto minore da metalli, prodotti agricoli, prodotti sintetici e in gomma, tessile e abbigliamento. Ma l’entrata in vigore dell’accordo CETA potrà ampliare notevolmente le possibilità per le aziende, anche medio piccole, interessate al mercato canadese. Con il trattato, infatti, i dazi economici vengono pressoché azzerati, si riconosce la possibilità per le imprese europee di partecipare alle gare d’appalto sia federali che sub federali (equivalenti a un giro d’affari complessivo di circa 80 milioni di euro l’anno) e vengono semplificate le procedure per il riconoscimento professionale.

«Con il CETA, il mercato canadese diventa vantaggioso soprattutto per l’industria visto che il dazio sulle automobili e sulle componenti per auto passerà dal 6% allo 0%. A ciò si aggiungono: l’edilizia che sta vivendo un vero e proprio boom; l’energia, con l’intenzione del Canada di aumentare in maniera rilevante la percentuale di energie rinnovabili utilizzate e di attivare economie circolari molto più diffuse; l’innovazione, con importanti investimenti nelle infrastrutture digitali e il settore alimentare, con i consumatori canadesi che ben conoscono l’Italia e amano acquistare prodotti sani, di pregio e artigianali» - spiega Matteo Picariello dell’ICE ricordando che grazie all’ammissione di molte delle Igp e delle Dop italiane, anche l'autenticità dei prodotti alimentari è tutelata e valorizzata, si pensi ad esempio allo Speck Alto Adige IGP e alla Mela Alto Adige IGP. Inoltre, l’adeguamento del contingente tariffario si stima potrà determinare anche un netto aumento delle esportazioni di latticini.

Ma c’è un altro aspetto che accomuna le due vertical innovation altoatesina e canadese, oltre, ovviamente, allo straordinario patrimonio ambientale e naturalistico: l’alta formazione. «Toronto e Montreal - precisa Picariello - hanno università all’avanguardia e il governo ha investito mezzo miliardo di dollari per finanziare la costruzione di cinque nuovi centri di ricerca ad alta specializzazione dedicati a robotica, industria del gaming, digital, intelligenza artificiale e industria marina». Grandi incubatori, dunque, che potrebbero facilmente attivare delle importanti collaborazioni con le principali realtà della ricerca e dell’innovazione dell’Alto Adige, a partire dal NOI Techpark.

E c’è già chi in questo mercato ha esperienza pluriennale: «Abbiamo iniziato a esportare in Canada nel 2003, con un business pari a circa 2 milioni di dollari canadesi all’anno – racconta Daniel Raffl, di TechnoAlpin - Lavoriamo principalmente con i produttori di neve per innevare alcune delle più celebri piste canadesi, come quelle di Lake Louise. Al momento gestiamo questo mercato dalla nostra sede a Denver ma non escludiamo di poter aprire un distaccamento direttamente in Canada tanto che siamo alla ricerca di nuovo personale». Ad aver favorito il processo commerciale, conferma Raffl, è proprio la vicinanza tra le culture dei due Paesi caratterizzati da una forte vocazione alla qualità («non basta presentarsi come i migliori, bisogna dimostrarlo» - assicura l’area manager) e la predisposizione all’integrazione. Componente, questa, doppiamente strategica in un’ottica di reciproco scambio: scoprire il Canada per le aziende altoatesine, infatti, vuol dire anche far scoprire il proprio territorio d’origine, generando flussi positivi di attrazione d’investimenti e di cervelli. Per un’economia dei talenti: verticale, senza barriere e che non conosce confini.