Scenari

13 giugno 2018Silvia Pagliuca

Cobot «sostenibili» e industria 4.0, nel laboratorio Alto Adige ci costruisce il domani

Fraunhofer, Università e enti di ricerca studiano l’automazione e il rapporto con l’uomo. Soluzioni utili anche per le Pmi

Colleghi di lavoro, sì, ma robotizzati e «sostenibili». In Alto Adige, terra che sull’innovazione ha puntato prima di altre, l’industria 4.0 è già entrata in diverse aziende e molte altre, anche grazie al supporto dei centri di ricerca del territorio e al NOI Techpark, la casa dell’innovazione altoatesina, stanno studiando i prossimi sviluppi dell’Intelligenza Artificiale, dell’Industrial Internet of Things e della robotica, puntando sui cosiddetti «cobot», i robot collaborativi. Con un obiettivo: creare un sistema distribuito di intelligenze e dati che sviluppi nuovo valore aggiunto senza rinunciare alla sostenibilità. La prossima frontiera dell’innovazione tecnologica, infatti, punta a capire come favorire una maggiore interazione tra uomo e macchine. Da qui, l’attenzione per lo sviluppo di sistemi di robotica collaborativa a cui il team guidato da Dominik Matt, professore ordinario dell’Università di Bolzano e Direttore del centro di ricerca Fraunhofer Italia si sta dedicando. «Stiamo lavorando per creare dei “colleghi di lavoro robotizzati” con cui gli uomini possano lavorare bene, anzi: sempre meglio. Con questi sistemi, un’impresa può aumentare la sua efficienza produttiva e al tempo stesso non rinunciare alla flessibilità», spiega Matt in occasione del convegno dedicato al lavoro 4.0 organizzato dall’IPL all’ateneo bolzanino.

L’intelligenza dei robot, con macchine capaci di gestire lo spazio fisico ed emotivo dell’uomo e di apprendere dai suoi comportamenti, potrà rivoluzionare la produzione industriale. E in alcuni casi, tutto ciò sta già avvenendo. Uno dei palcoscenici per lo studio dei cobot è lo Smart Mini Factory, il laboratorio didattico del gruppo di ricerca Industrial Engineering and Automation (IEA) della Facoltà di Scienze e Tecnologie presso la Libera Università di Bolzano. Una realtà che studia e simula concetti, tecnologie e metodi avanzati di produzione nel contesto dell’industria 4.0, con l’obiettivo di rispondere alle esigenze delle piccole e medie imprese. Dall’automazione alla meccatronica, dai sistemi ibridi di montaggio a quelli di assistenza alla produzione, dalla realtà virtuale e aumentata alla collaborazione uomo-macchina passando la costruzione edile 4.0 e per le fabbriche didattiche. Con una certezza: l’uomo deve restare al centro. «La tecnologia – chiarisce Matt – garantisce tante nuove opportunità, ma deve essere gestita in modo responsabile. E questo significa non solo ricercare la concordanza del lavoratore rispetto all’introduzione di questi nuovi sistemi, ma anche garantire la sua formazione».

Quello del know how, infatti, è uno dei grandi temi che il lavoro 4.0 porta con sé: le imprese hanno fame di talenti, ma sono pochi i candidati che possono vantare le skills necessarie. E la difficoltà è forte anche all’interno delle organizzazioni in cui convivono diverse classi di lavoratori con i più senior che hanno spesso più difficoltà a relazionarsi con le nuove tecnologie. Per questo, l’Alto Adige è a caccia di talenti che sappiano esprimere al meglio le loro potenzialità e professionalità in questo nuovo contesto. «Sul territorio ci sono grandi possibilità per i giovani. Possono mettere alla prova le competenze che già hanno o acquisirne delle nuove contribuendo a creare il sapere futuro dell’impresa in cui operano. La maggiore esigenza per le aziende in questo momento, infatti, è trovare forza lavoro qualificata da far crescere», assicura Johannes Brunner, esperto di Produzione 4.0 per IDM Alto Adige. E chiarisce: «Industria 4.0 è un modello che si applica non solo alle grandi aziende, ma anche alle realtà medio piccole che adottando questi sistemi potranno diventare ancora più competitive. Anche se, soprattutto nelle prime fasi di trasformazione, è importante che possano affidarsi a consulenti esperti, proprio come facciamo in IDM sviluppando l’ecosistema dell’innovazione».

Insomma, l’integrazione tra l’uomo (di oggi) e le macchine (di domani), deve essere studiata, compresa e facilitata. E, come ricorda Erwin Pfeifer, sindacalista dell’ASGB, deve essere accettata in un’ottica di piena sostenibilità. «L’essere umano non può essere escluso da questa rivoluzione tecnologica. I lavoratori devono essere informati: solo con la conoscenza potranno imparare a gestire queste trasformazioni e a renderle sostenibili. Perché se da una parte - avverte Pfeifer - i lavoratori con le nuove tecnologie potranno essere più flessibili e conciliare meglio le dinamiche di vita e di lavoro, dall’altro, essendo sempre connessi, trasmetteranno dati ovunque e saranno più controllati. Rispetto a queste tematiche devono essere consapevoli e preparati». E l’Alto Adige, con la sua capacità di conciliare crescita record e sistemi green, è la piattaforma ideale per lo sviluppo di una sostenibilità a tutto tondo, anche digital.