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14 marzo 2019Silvia Pagliuca

Family business, il corso per passare il testimone ai figli

Innovazione, anche di cultura e valori. Questa la ricetta per le imprese familiari. «Meglio essere disruptive con se stessi che subire il cambiamento dai competitors»

«È meglio essere disruptive con se stessi che subire il cambiamento dai competitors». Harald Oberrauch è imprenditore da generazioni, ma ancor prima, lo è per passione. Non solo guida il Gruppo Durst, ma ha anche co-fondato la Tyrolean Business Angel (TBA). E anche in questa attività, assicura, c’è un pizzico di Dna familiare: «Il primo business angel della mia famiglia – confida – è stato mio nonno quando nel 1929 finanziò i fratelli Julius e Gilbert Durst, avviando una partnership che ci avrebbe portati fin dove siamo oggi».

Così, i racconti di una vita da imprenditore incontrano i ricordi personali. Perché è questo ciò che accade quando la compagnia che guidi è parte del tuo vissuto familiare. Una situazione comune a molti: in Italia i family business superano il 90%, in Europa l’85%, in America il 70% e in Alto Adige sfiorano addirittura il 100%. Ma è alla prova del cambiamento che molti di essi si arenano. Un cambiamento che può essere interno (solo il 30% delle imprese familiari sopravvive al passaggio dalla prima alla seconda generazione, il 12% dalla seconda alla terza e appena il 3% dalla terza alla quarta), esterno, e dunque di contesto, o può coinvolgere entrambe le dimensioni. Esattamente come accade oggi. «La digital transformation è la sfida del secolo per lavoratori e imprese. Lo è ancora di più quando chi guida un’azienda è anche chi lavora e vive per quella stessa azienda» afferma Alfredo De Massis, professore di Imprenditorialità e Family Business alla Facoltà di Economia della Libera Università di Bolzano e direttore del Centro per il Family Business Management divenuto punto di riferimento a livello nazionale e internazionale per la ricerca, la formazione e il trasferimento di conoscenze nel campo delle imprese familiari. Ed è proprio al rapporto tra family business e innovazione nell’era digitale che De Massis sta dedicando un ciclo di incontri presso il NOI Techpark di Bolzano, dove il Centro ha sede da oltre un anno. «Un luogo che – afferma De Massis – ci consente di “vivere l’innovazione” da diverse angolature e di creare reti di valore come dimostrano gli incontri che abbiamo in programma fino al 9 maggio con Ceo, manager e specialisti a cui chiederemo di raccontare la loro esperienza».

(Alfredo De Massis, direttore del Centro per il Family Business Management, Unibz)

Proprio come fatto da Oberrauch. «L’innovazione è sempre stata parte del nostro mondo. Investiamo l’8% del fatturato in Ricerca e Sviluppo, cosa che negli anni ci ha portati a modificare e in alcuni casi a ripensare completamente il nostro business model. A volte, – commenta l’imprenditore - l’abbiamo fatto con lungimiranza, altre correndo dei rischi. Mi piace pensare che l’ispirazione sia arrivata dal luogo in cui viviamo: siamo circondati da montagne che vogliamo scavalcare. Per questo, il cambiamento non ci ha mai spaventati, anzi. Abbiamo sempre cercato di affrontarlo con flessibilità e visione, imparando a metterci in discussione e a circondarci delle persone migliori. Cosa che facciamo ancora oggi, anche se con uno stile diverso rispetto al passato». 

Per un’impresa familiare, infatti, la trasformazione digitale non ha a che fare solo con l’automazione dei processi produttivi, ma va intesa in senso più ampio: valoriale e culturale. Per questo, la posta in gioco è più alta. Si pensi, ad esempio, al valore attribuito alla reputazione o all’esigenza di lasciare un’eredità alle future generazioni. Dinamiche che possono confliggere con l’esigenza di innovare. «Le imprese familiari temono che l’innovazione possa mettere a rischio il loro capitale socio-emotivo perché dovrebbero aprirsi all’esterno, delegare, adottare un nuovo modo di pensare e di agire. Ma bisogna andare oltre tali timori» – evidenzia De Massis. 

Durst, Thun e Loacker: ciclo di incontri con aziende familiari altoatesine leader 

E gli esempi di chi l’ha fatto sono numerosi. È il caso di realtà come Markas e Thun, Senfter e Loacker, Riso Gallo, Pellini e Bonfiglioli. Imprese che oggi competono su mercati globali e che nel corso degli incontri racconteranno come sono riuscite a bilanciare l’innovazione con la tradizione, rispondendo a domande “disrputive”. Come si convive con la “founder shadow”, con l’ombra del fondatore? Come si affronta un passaggio generazionale senza vanificare il valore creato in passato? E cosa accade se la successione ha il volto di una donna? «Per le imprese familiari – sottolinea De Massis - è ancora più difficile riconoscere alla donna il doppio ruolo, a casa e in azienda, nonostante studi dimostrino che la presenza delle donne nei Cda porti numerosi vantaggi. Per questo sarà emblematica la storia di Maria Niederstätter, Ceo della nota azienda specializzata in vendita e noleggio di macchinari per edilizia, e di sua nipote Daniela».

A ognuno, dunque, la sua strategia per innovare. Con una raccomandazione: vietato restare fermi. «Ciò che ho imparato dalla storia della mia famiglia è che bisogna avere il coraggio di pensare fuori dagli schemi, senza paura di accelerare, perché – conclude Oberrauch – è proprio nel momento in cui ci sediamo che il futuro ci sorpassa».