Imprese

28 maggio 2018Silvia Pagliuca

«Innovazione, pluralismo, confronto: il modello Alto Adige per far ripartire l'Italia»

Le parole del presidente degli industriali Vincenzo Boccia ad Assoimprenditori Bolzano: «Sempre più importante il ruolo di ponte con l'Europa»

«È l’Alto Adige il modello che l’Italia dovrebbe seguire per la propria politica economica e industriale». Vincenzo Boccia, presidente di Confindustria, lo ripete più volte dal palco dell’Assemblea Generale di Assoimprenditori Alto Adige a cui ha partecipato venerdì 25 maggio. La provincia cerniera, fa notare il numero uno di via dell’Astronomia, negli anni ha costruito un asse sempre più diretto con i Paesi del nord Europa, in particolare con i mercati di area tedesca. Ed è riuscita a farlo grazie a un «metodo basato su ascolto e confronto» tra le parti. Lo stesso metodo che Boccia vorrebbe riportare nel resto d’Italia, ma con un avvertimento: guai a compiere passi indietro rispetto a quanto di buono è già stato fatto, come il Jobs Act e il Piano Industria 4.0. «Non possiamo cambiare a ogni nuovo governo le regole del gioco, altrimenti perdiamo di credibilità», afferma. Una credibilità che invece l’Alto Adige ha saputo costruire e che sempre più si dovrà valorizzare, «rafforzando il proprio ruolo di ponte con l’Europa». Dunque, meno vincoli (come i limiti al traffico sull’A22) e più apertura, con la consapevolezza che «ciò che viene fatto a Bolzano, a partire dalle infrastrutture, è fondamentale non solo per la provincia altoatesina ma per tutta Italia», chiosa Boccia. E l’obiettivo da perseguire è chiaro: «continuare a crescere, rimettendo il lavoro e la politica industriale al centro, perché la crescita porta stabilità, cosa che l’Alto Adige ha già compreso chiaramente», ribadisce Boccia, ricordando che sono le persone a caratterizzare i territori e che, visti i risultati, «le persone dell’Alto Adige sono speciali».

Del resto, che lo stato di salute dell’economia altoatesina sia più che positivo non è una novità: «il settore produttivo e le costruzioni generano un quarto della ricchezza prodotta in Provincia. Se a questo si aggiungono i servizi collegati alle attività produttive come logistica, trasporti, Ict, attività amministrative, commercio all’ingrosso e tutte le altre attività di supporto alle imprese produttive, si supera un terzo dell’intero Pil provinciale. Le sole imprese associate - ricorda il presidente di Assoimprenditori Bolzano, Federico Gudiceandrea - occupano quasi 40 mila persone con retribuzioni che sono più alte del 40% rispetto alla media provinciale e con 9 posti su 10 a tempo indeterminato». Così, mentre gli imprenditori locali premono affinché la Provincia usi le competenze sull’IRAP e sull’addizionale regionale IRPEF per nuove agevolazioni e affinché semplifichi ulteriormente la burocrazia e riduca i costi improduttivi, questi numeri fanno gola a tanti: a chi in Alto Adige già vive e opera, ma anche a chi in questo territorio si è trasferito per avviare un’impresa, per fare ricerca - usufruendo dei tanti centri e del NOI Techpark, hub all’avanguardia in fatto di innovazione -, o per lavorare, magari in una delle tante aziende a caccia di “talenti 4.0”. «Grazie alla multiculturalità e al plurilinguismo, gli altoatesini sono persone accoglienti e ospitali – assicura Giudiceandrea – il nostro è un territorio con un potenziale enorme che guarda all’innovazione e all’internazionalizzazione come a due grandi sfide, con la consapevolezza che riusciremo a portare a casa ottimi risultati solo se sapremo puntare sia sull’ammodernamento tecnologico sia sulle risorse umane».

Un tema, questo, ribadito più volte anche dagli imprenditori protagonisti della tavola rotonda: Harald Oberrauch, Presidente di Durst e Alupress, nonché Fondatore di TBA-Tyrolean Business Angel, Evelyn Kirchmaier, Direttore Generale del Gruppo Markas e Thomas Brandstätter, Direttore Generale di Hans Zipperle SpA. «L’Alto Adige è una provincia strategica per le imprese, vista la sua invidiabile cultura lavorativa, la strategica posizione geografica e la burocrazia più snella rispetto ad altri territori. È un contesto in cui si vive e si lavora bene» - ricorda Kirchmaier. «Siamo sempre alla ricerca di nuovi talenti preparati e motivati, sia come manager sia come tecnici specializzati – aggiunge Brandstätter – Far entrare i giovani in azienda è fondamentale, per questo abbiamo sostenuto l’avvio della laurea specialistica in Food Science all’Università di Bolzano». E ancora, Oberrauch: «qui si respira l’ottimismo verso il futuro: il contesto di partenza è ottimo, le nostre aziende sono conosciute sui mercati internazionali, l’export ha un potenziale straordinario e la politica lavora bene. Senza dimenticare, il grande plus rappresentato dal carattere degli altoatesini: lavoratori leali, corretti e dalla mentalità aperta».

Insomma, il cuore dell’Europa è a Bolzano. Lo sa bene il presidente della Provincia Arno Kompatscher che, impossibilitato a partecipare all’evento, ha inviato un messaggio video ricordando che l’Alto Adige è riuscito a evitare la crisi economica grazie al comune impegno: «abbiamo introdotto misure anticicliche e fiscali che ci hanno consentito di sostenere le aziende, di stimolare domanda e di investire sull’innovazione. Continueremo in questa direzione, impegnandoci ancora di più per ridurre la burocrazia e per attrarre i migliori talenti», assicura. Una cosa, del resto, è chiara a tutti: la piena occupazione che oggi vive l’Alto Adige è frutto di investimenti mirati e di una visione strategica condivisa. «La stessa che tutta l’Italia dovrebbe adottare per il futuro. Dobbiamo ripartire dal lavoro e dai giovani. E l’Alto Adige è il luogo ideale per farlo. Qui – conclude il presidente di Confindustria Boccia - si esprime un’idea di Paese e di Europa in cui dobbiamo tornare a credere».